Da Pesaro a Roma, la lezione urbana di Carlo Aymonino

03-08-2026 Paola Pierotti | Tommaso Nonni 5 minuti

03-08-2026 Paola Pierotti | Tommaso Nonni 5 minuti

Da Pesaro a Roma, la lezione urbana di Carlo Aymonino

La mostra per il centenario ricostruisce il laboratorio pesarese dell’architetto e il suo lascito: trasformare la città attraverso opere pubbliche capaci di generare servizi, centralità e vita collettiva

A cent’anni dalla nascita di Carlo Aymonino, Pesaro torna a riflettere su una delle stagioni più significative della propria storia urbanistica. Fino al 1° novembre prossimo, negli spazi della chiesa del Suffragio, è visitabile la mostra “L’architettura del welfare a Pesaro. Il piano intercomunale e il Gruppo Architettura di Carlo Aymonino”, curata da Manuel Orazi. L’esposizione ricostruisce il lavoro sviluppato tra il 1969 e la metà degli anni Ottanta dall’architetto romano insieme al Gruppo Architettura dello Iuav di Venezia, documentando, attraverso disegni, plastici, fotografie, video e materiali d’archivio in gran parte inediti, un’esperienza che ha reso Pesaro un caso di studio internazionale.

Promossa dal Comune di Pesaro e dalla Fondazione Pescheria – Centro Arti Visive, l’iniziativa va ben oltre la celebrazione di uno dei principali protagonisti dell’architettura italiana del Novecento.


È un’occasione per riflettere sul rapporto tra politica e progettazione, sulla responsabilità decisiva della committenza pubblica. Una mostra che diventa, dunque, anche occasione di dibattito.


Una ricerca che intreccia i temi dell’architettura e del welfare per tornare a riflettere su una stagione nella quale il progetto urbano cercava di rispondere ai bisogni concreti dei cittadini. Dall’emergenza abitativa alla trasformazione del centro storico, fino agli interventi oggi sostenuti dalle risorse del Pnrr, il confronto con l’esperienza di Aymonino offre ancora spunti attuali sulla qualità della progettazione e i suoi impatti sulla società. 

Nato nel 1926 e scomparso nel 2010, Carlo Aymonino è stato tra i maggiori architetti e urbanisti italiani del secondo Novecento. Docente allo Iuav di Venezia, teorico della città contemporanea e autore di opere fondamentali come il complesso Monte Amiata al Gallaratese di Milano, trovò proprio a Pesaro un terreno fertile per tradurre le proprie riflessioni in una strategia urbana concreta. 


Alla guida del Gruppo Architettura contribuì alla redazione del primo Piano intercomunale adottato in Italia. L’obiettivo era ripensare una città profondamente trasformata dal boom economico, superando la tradizionale distinzione tra centro storico e periferia.


Da questa visione nacquero interventi destinati a segnare il volto della città: il campus scolastico, che riuniva tre scuole superiori collegandole alla rete viaria provinciale e, quindi, alla scala della città-territorio; l’housing sociale di via Mazza; il Centro direzionale Benelli; il recupero di edifici storici come Casa Rossini e Rocca Costanza. Progetti capaci di inserirsi in una visione complessiva della città, nella quale architettura e urbanistica diventavano strumenti per costruire servizi, spazi pubblici e nuove centralità. Per il curatore Manuel Orazi, proprio l’esperienza pesarese ha rappresentato il momento più coerente della ricerca di Aymonino.

La mostra assume oggi un significato particolare anche per il legame con il Nuovo Bauhaus Europeo, l’iniziativa della Commissione europea che promuove spazi urbani sostenibili, inclusivi e di qualità. Il richiamo al Bauhaus non riguarda soltanto il linguaggio architettonico, ma soprattutto l’idea che il progetto debba rispondere a esigenze sociali prima ancora che estetiche. Negli anni Settanta Aymonino aveva già interpretato questo principio attraverso un’urbanistica capace di mettere al centro scuole, edilizia pubblica, servizi e luoghi della vita collettiva.

In un contesto segnato oggi dalla crisi dell’edilizia sociale e dall’aumento dei costi delle abitazioni, quella esperienza torna a essere un riferimento per le politiche urbane contemporanee. «Abbiamo voluto mettere al centro la frase “Ecco qua un altro pezzo di città” perché racconta l’idea di Aymonino secondo cui la città contemporanea si costruisce attraverso nuovi monumenti pubblici. Le scuole, le case popolari e i centri della vita collettiva diventano i luoghi capaci di dare senso ai nuovi tessuti urbani», spiega l’architetto Simone Capra, progettista dell’allestimento, che con il suo studio Startt ha firmato alcune nuove opere nella città di Pesaro, come l’allestimento del Museo Archeologico Oliveriano, il recupero del Ridotto del Teatro Rossini e il piano di rigenerazione Decumano Carbon Free.

Per la mostra dedicata ad Aymonino, Startt ha previsto un’installazione centrale che riproduce il disegno originario del campus scolastico, trasformandolo nel fulcro narrativo dell’esposizione e nel simbolo di un’urbanistica che prende forma attraverso opere pubbliche capaci di innescare la trasformazione del territorio.

Ma l’eredità di Aymonino non si ferma alla città di Pesaro. L’architetto è stato anche assessore agli interventi sul centro storico del Comune di Roma dal 1980 al 1985. In occasione del centenario e della mostra, il sindaco di Roma Roberto Gualtieri ha voluto porre l’accento sulla capacità dell’architetto di promuovere «una visione delle nostre città fortemente improntata alla loro dimensione sociale e di comunità». Il suo contributo più importante, ha aggiunto, risiede «in un nuovo modo di intendere e declinare i mutamenti urbanistici. Per Aymonino, tutelare Roma non significava immobilizzarla, ma renderla nuovamente abitabile, accessibile e contemporanea. Un insegnamento ancora attuale». Per Gualtieri, il suo lascito è «scientificamente rigoroso e politicamente innovativo». Un’impostazione ripresa anche dall’assessore capitolino all’Urbanistica Maurizio Veloccia, che, partendo dall’esperienza maturata a Pesaro da Aymonino, ha richiamato il lavoro svolto successivamente a Roma negli anni Ottanta. «Portò in Campidoglio le esperienze maturate proprio qui a Pesaro, negli studi sul centro storico e sul ruolo dell’architettura pubblica», afferma Veloccia, ricordando come quel metodo abbia dato origine a interventi concreti e duraturi, dal censimento del patrimonio immobiliare comunale alla nascita della Casa dell’Architettura, fino ai progetti di riqualificazione dello spazio pubblico romano.

A cent’anni dalla nascita dell’architetto, la mostra pesarese dimostra così come il valore dell’esperienza di Aymonino non risieda soltanto nelle opere realizzate, ma soprattutto in un metodo progettuale che continua a interrogare le città contemporanee.


In un momento in cui si torna a discutere di edilizia sociale, rigenerazione urbana e qualità dello spazio pubblico, il laboratorio di Pesaro offre ancora oggi un esempio di come architettura, pianificazione e politiche pubbliche possano concorrere a costruire una città più inclusiva.


«Se gli interventi nel centro storico – racconta Capra, entrando nel merito del pensiero e delle politiche proposte da Aymonino – venivano legati all’idea di creare spazi pubblici e punti di riferimento istituzionali nel tessuto stratificato, nei nodi di bordo tra città antica e città nuova venivano proposti grandi interventi pubblici che funzionassero da poli attrattori della vita collettiva e da monumenti della città a venire. E questi monumenti erano consapevolmente il campus delle scuole pubbliche, le case pubbliche, il centro direzionale». Per Aymonino, la città non era un piano da lasciare inattuato, ma un progetto da realizzare attraverso l’impulso di opere pubbliche capaci di innescare la trasformazione del territorio.

In copertina: Centro Direzionale Benelli © Paolo Rosselli

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