Kjetil Thorsen e l’architettura come atto politico: quando l’edificio diventa un gesto collettivo

16-09-2025 Giulia Fuselli 2 minuti

16-09-2025 Giulia Fuselli 2 minuti

Kjetil Thorsen e l’architettura come atto politico: quando l’edificio diventa un gesto collettivo

Dalla Biblioteca di Alessandria a Times Square. Incontro con il fondatore di Snøhetta

«L’orizzonte è sempre dove sono i vostri occhi». Così Kjetil Trædal Thorsen, cofondatore dello studio norvegese Snøhetta, ha aperto il suo intervento durante la conferenza “Our common future” organizzata dall’Accademia Internazionale di Architettura nella sede dell’Ance a Roma.

Un inizio che si propone come manifesto di un metodo: osservare, riconoscere, progettare e restituire. A introdurlo è stato Amedeo Schiattarella, presidente dell’Accademia: «Questa non è solo una conferenza, è un passaggio di testimone. L’Accademia nasce nel 1987 per discutere di diritti umani, pace e dialogo attraverso l’architettura. Portarla oggi a Roma significa riportare questi temi al centro del dibattito culturale», ha affermato.

Con Thorsen la riflessione si apre a un livello ulteriore. Il suo intervento è stato un racconto corale, un mosaico di progetti e aneddoti che, messi in sequenza, delineano una precisa visione del mestiere di architetto: non solo progettista, ma mediatore tra spazio, società e tempo. «La nostra fortuna? Un tetto che perdeva. I computer erano bagnati ma sono “sopravvissuti” fino al giorno della consegna del progetto per la Biblioteca di Alessandria. Poi sono morti, tutti insieme. Come se sapessero che il loro compito era stato portato a termine».

Per Snøhetta, che oggi firma progetti iconici dal Medio Oriente alle Alpi, il processo conta quanto il risultato. Il racconto della Biblioteca di Alessandria, uno dei progetti simbolo della carriera di Thorsen, nato da un concorso internazionale, si trasforma in una lezione di metodo:
«Per quest’opera in Egitto abbiamo lavorato con scalpellini locali, riaperto una cava dismessa, inciso la pietra con 150 alfabeti diversi. È stata una costruzione, ma anche un atto politico». Una dichiarazione che suona come una presa di posizione su cosa significhi costruire oggi.


Per Snøhetta, ogni intervento – anche il più monumentale – è prima di tutto un dispositivo sociale, capace di attivare relazioni, aprire domande e generare nuove possibilità d’uso


Snøhetta non si limita a costruire edifici ma crea dispositivi sociali. «La nostra Opera ad Oslo ha un tetto praticabile: può ospitare fino a diecimila persone per un concerto pop. Non ci interessa un edificio elitario, vogliamo che diventi parte della città, che crei accesso. Il pubblico è parte integrante del progetto».

Dalla Biblioteca all’Opera House, al memoriale di Ground Zero fino ai rifugi tra le montagne norvegesi, ogni progetto diventa occasione per ridefinire le regole del gioco. E se in Egitto la priorità era riscrivere le regole dei cantieri (introducendo per la prima volta caschi, acqua potabile, servizi igienici), in Norvegia si lavora sul concetto di “day cabin”: piccoli rifugi in legno per escursionisti, costruiti seguendo le pressioni del vento. Anche i materiali sono parte di questo racconto.

Il marmo di Carrara usato per l’Opera di Oslo diventa strumento musicale: «Alla fine abbiamo progettato uno xilofono con pezzi di marmo. La pietra ha tensioni interne, come il vetro: se lo colpisci, suona».


La vera architettura, per Snøhetta, si fa quando si restituisce uno spazio alla collettività


«A Times Square abbiamo chiuso la strada. Niente studi sul traffico. Abbiamo solo osservato cosa succedeva. Le auto trovano un’altra via. Le persone, invece, si fermano. E iniziano a vivere la città in un modo nuovo». Così l’architettura diventa un atto politico: ogni edificio, ogni scelta, ogni dettaglio è un gesto che modifica lo spazio condiviso.

In copertina: Kjetil Thorsen @Claudia Rubino

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Giulia Fuselli
Articoli Correlati
  • Housing sociale di via Antegnati © Barreca & La Varra

    Università, dal riuso del patrimonio all’urbanistica relazionale per il futuro delle città

  • casa

    Emergenza casa: l’Eu come snodo, le città come frontiera

  • Dal Piano casa UE alle città: la sfida di Roma per il diritto all’abitare

  • casa

    Casa, comunità e manutenzione: le città ripensano l’abitare come politica urbana