Microarchitetture: il design dialoga con natura, tecnologia e ambiente
Mix di usi e invenzioni, la piccola scala del progetto come occasione di sperimentazione
Strutture compatte e versatili, le microarchitetture sono una risposta possibile alle sfide ambientali, sociali ed economiche del nostro tempo, unendo la sperimentazione progettuale, tradizione e utilizzo di materiali sostenibili. A testimoniarlo, ci sono eventi internazionali come il Fe.M – Festival di Microarchitettura, arrivato alla sua seconda edizione, si terrà a luglio nelle Marche: questo evento in particolare ha richiamato architetti e designer internazionali per la realizzazione di installazioni in legno, e i sei progetti vincitori verranno esposti in varie località nella provincia di Pesaro-Urbino.
Anche la Biennale di Architettura 2025 propone riflessioni sul tema. Il Padiglione armeno, tra gli altri, con il progetto “Microarchitettura attraverso l’IA: creare nuove memorie con antichi monumenti”, presenta un modello generativo addestrato su un archivio digitale di architettura storica armena, capace di reinterpretare forme e materiali per generare nuove strutture, che vengono successivamente scolpite in tufo. L’integrazione di intelligenza artificiale, memoria culturale e artigianalità, invita a riflettere sul valore e sulla densità simbolica dell’architettura.
Ecco che le microarchitetture non sono soltanto soluzioni spaziali compatte. Sono dispositivi culturali, laboratori materiali e potenti narrazioni spaziali. Con superfici ridotte e budget limitati, riescono a raccontare in modo diretto e incisivo anche le grandi urgenze del nostro tempo.
Riuso e modularità: architetture che si adattano
Tra gli esempi la Digital House di Julian Krüger e Benjamin Kemper, una micro-casa di 16 metri quadri costruita nella foresta del nord, in Germania. Realizzata con alluminio riciclato e legno, la piccola abitazione è stata progettata per essere facilmente assemblabile e smontabile, attraverso un sistema di incastri e senza l’utilizzo di chiodi o viti. Anche il progetto Silo Living, della giovane designer olandese Stella Van Beers si concentra sul riutilizzo di vecchi silos agricoli abbandonati, trasformandoli in residenze temporanee. Oltre a sfruttare un oggetto industriale in disuso, i silos si inseriscono nel paesaggio rurale dei Paesi Bassi senza la necessità di permessi urbanistici. Un’altra forma di trasformazione di un edificio già esistente è quella di The Light House, il nuovo quartier generale dello studio The Act of Quad a Mumbai. Qui, una vecchia biblioteca nel 1965 è stata riconvertita per fare spazio allo studio di design, creando uno spazio di contemplazione e ispirazione.
Natura e contemplazione: dialoghi silenziosi con il paesaggio
Spesso le microarchitetture sono inserite in ambienti naturali, creando spazi intimi e sospesi. La Zen House dello studio praghese Jan Typekl, elevata su quattro pilastri di cemento, permette alla natura austriaca di fluire al di sotto, includendo nella struttura stessa dell’abitazione il bosco di alberi e il frutteto circostante. Più a nord, in Svezia, c’è Biosphere, la nuova stanza d’albergo del Treehotel sospesa tra gli alberi. Progettata dallo studio BIG, la sua superficie è ricoperta da centinaia di nidi artificiali, in un gesto architettonico che è anche azione ecologica, pensata per contrastare la scomparsa delle popolazioni avicole locali. Infine, a Lunano nelle Marche, sorge il Chiostro Illuminato dello Studio Tephra. Affiancato al Convento del Monte Illuminato, ne è quasi l’estensione spirituale. Costruita con legno e teli di juta, il progetto è stato pensato a partire dai principi francescani della semplicità e di connessione con la natura, creando un luogo suggestivo che diventa ponte tra sacro e natura.
Anche il Thin-Shell Metal Woven Pavilion, dello studio Xisui Design, si inserisce in un contesto naturalistico particolare, quello dello stagno di Heifei in Cina. Il padiglione ovale funge come spazio di sosta galleggiante. La forma rimanda a quella di un nido di uccelli, mentre i principi strutturali ai quali lo studio si è ispirato sono quelli del guscio d’uovo.
Sperimentazione e tradizione: architetture che intrecciano mondi
La ricerca sul materiale e sulle tecniche costruttive è un altro territorio esplorato dalle microarchitetture. Il Bamboo Tide Pavilion dell’architetto Jun Xie, è una installazione nel parco botanico di Shenzhen, e unisce tradizione artigianale cinese e tecnologie digitali. Il bambù intrecciato si piega e si modella con l’ausilio della stampa 3D, per creare una struttura leggera ma resistente, che richiama le onde del mare e suggerisce una “marea” di trasformazione culturale.
La Floating Sauna dello studio danese Trolle Haar, galleggia sulle acque del lago di Ginevra, aperta a tutti i bagnanti. Per la struttura, è stato riutilizzato l’abete Douglas svizzero, resistente e leggero, unito alle tecniche di costruzione tradizionale giapponese. Anche i Rifugi modulari di AllSpace sono stati realizzati partendo dall’architettura tradizionale nigeriana e, attraverso l’uso di materiali di recupero come alluminio, teloni e componenti in plastica stampati in 3D, queste strutture sono pensate per affrontare la crescente crisi globale dei rifugiati. E sul tema dei rifugi fa sempre scuola quello di Demogo sulle Dolomiti.
Tra le ultime frontiere nel campo della microarchitettura, c’è anche lo Spazio. La The Exploration Company, azienda spaziale europea, ha annunciato il completamento della capsula Nyx nell’ambito della spedizione Mission Possible , e che vedrà il suo lancio entro l’estate del 2025. La capsula spaziale modulare, riutilizzabile e rifornibile in orbita, è stata progettata per servire la Stazione Spaziale Internazionale oltre che alle future stazioni commerciali.
In copertina: © Julian Krüger and Benjamin Kemper

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