
Nuovo Piano casa per Cagliari, per una città più giusta ed equa
A fine novembre è stato adottato il Puc. Tra i censimenti dell’Atlante anche i numeri del fenomeno degli affitti brevi, quartiere per quartiere
Il cielo si tinge di rosa ed è folgorante. Succede a ogni primavera a Cagliari. Sono i fenicotteri che tornano a nidificare mostrano il legame tra la città e la natura. Questo è il fil rouge che segna il pensiero urbanistico del capoluogo sardo. Ma anche una città che prova ad essere giusta ed equa e dove emerge il tema della restituzione e della redistribuzione ben rappresentata nell’Atlante dei quartieri. Una mappa nata per tracciare bisogni, carenze e potenzialità di ogni area urbana con 31 quartieri: uno strumento utile a pianificare e per assegnare risorse e servizi dove sono più necessari, in modo che nessun quartiere resti indietro. Tra i censimenti dell’Atlante anche i numeri del fenomeno degli affitti brevi quartiere per quartiere. Questi gli highlights del nuovo Piano urbanistico comunale (Puc) di Cagliari, spiega l’assessore alla Pianificazione strategica urbanistica e ambientale, Matteo Lecis Cocco Ortu, intervistato da thebrief, adottato il 25 novembre. Un Piano che nasce con il contributo di tutta la città.
«Abbiamo promosso un percorso partecipativo con incontri di quartiere, consultazioni online e dialogo con professionisti e cittadini, perché la città cambia davvero quando la progettano tutti i suoi utilizzatori»
Ma la grande novità di questo processo è l’istituzione del Laboratorio di ecologia urbana “Enrico Corti”, cuore della partecipazione attiva ai temi del capoluogo. Si tratta di un innovativo strumento progettato per coinvolgere la comunità nella cura e nella rigenerazione. «Questa iniziativa ha ottenuto un finanziamento di 50.000 euro per sostenere progetti che promuovono la collaborazione, la partecipazione e un ambiente urbano sostenibile e inclusivo. Vogliamo che questo spazio sia il luogo del dibattito pubblico sulla città e diventi un motore di innovazione e un laboratorio di idee. La collaborazione con l’Università e la scelta della mediateca rappresentano la volontà di coinvolgere in particolare i giovani e gli studenti».
Un’altra novità è il Piano città degli immobili pubblici. Un patto istituzionale per la valorizzazione degli asset pubblici in chiave di sostenibilità economica, sociale e ambientale
L’accordo è stato sottoscritto dal direttore dell’Agenzia del demanio, Alessandra dal Verme, dalla presidente della Regione, Alessandra Todde, dal sindaco di Cagliari e della città metropolitana, Massimo Zedda, dal rettore dell’Università degli studi di Cagliari, Francesco Mola, e dal presidente dell’Autorità del sistema portuale del mare di Sardegna, Massimo Deiana. Tra gli obiettivi principali: rigenerare, con soluzioni innovative e sostenibili, i grandi compendi del patrimonio immobiliare pubblico, riqualificare la laguna, le saline e il patrimonio storico artistico, promuovere i servizi turistici, con attenzione al punto di forza del porto, migliorare la qualità e la sostenibilità dell’ambiente urbano e i servizi al cittadino. Sul fronte della sostenibilità ambientale, l’accordo prevede la riduzione del consumo di suolo, l’aumento delle aree verdi, delle risorse naturali e delle aree protette, la soluzione di alcune emergenze naturalistiche del territorio.
Un esempio della visione e degli obiettivi del Piano è il progetto di riqualificazione degli ex magazzini Aeronautica di via Simeto, una struttura di archeologia industriale che sorge sul sito del primo insediamento della città di epoca punica dal quale si scorgono le saline, destinati a ospitare il nuovo polo dell’Agenzia delle entrate e un mix funzionale per l’apertura alla cittadinanza. «La grande novità è il “tavolo aperto” nato con questi attori per decidere il futuro del patrimonio libero non nell’ottica della proprietà del bene, ma della fruizione per i cittadini. Un processo comune per trasformare i luoghi a seconda delle esigenze della città», continua Lecis Cocco Ortu.
Sostenibilità, partecipazione, giustizia sociale, ma tema caldo è anche qui quello dell’accessibilità, dunque il tema casa. Quali sono però i numeri dell’emergenza nel capoluogo isolano? «La fotografia che abbiamo della città negli ultimi 20 anni è una geografia che si è formata quasi esclusivamente con il mercato libero – spiega l’assessore. – Nel Puc, dunque, abbiamo riflettuto sulle esigenze e identificato una quota di fabbisogno legato all’Erp (di cui c’è uno stock di circa 6.000 case gestite fifty-fifty da Comune e Regione con Area), nell’ultimo bando aperto quest’anno sono oltre 1.500 i nuclei familiari che hanno fatto domanda per accedere alle graduatorie delle case popolari. A oggi non ci sono ancora a Cagliari case in social housing, le prime saranno quelle che si stanno realizzando con il fondo Torre. Ma per il futuro abbiamo pianificato da qui a 15 anni case Erp per 2.400 persone e case Ers per 6.700 persone. Stiamo investendo fondi comunali per oltre 4 milioni di euro per le manutenzioni con l’obiettivo di rimettere a disposizione in primis gli alloggi vuoti. La Regione, attraverso il programma RinnovArea, ha stanziato risorse importanti per le manutenzioni di sua proprietà. Nel Piano abbiamo anche attivato politiche urbane sulla prospettiva, dunque lavoriamo insieme all’assessorato alla Salute e Benessere delle cittadine e dei cittadini, mettendo in rete le associazioni e le cooperative sociali per dare delle risposte integrate gestendo i rapporti con i diversi Enti che le gestiscono (ndr: le case Erp sono di proprietà metà del Comune e metà dell’Azienda regionale per l’edilizia abitativa)».
L’azione dell’amministrazione è quella di governare il libero mercato a favore di un intervento mirato sulle disuguaglianze sociali. Anche per questo uno step è la costituzione di un Osservatorio sulle Politiche dell’Abitare con l’Università con un orizzonte Metropolitano. «A questo proposito, nel Puc (che comprenderà un arco di tempo di 15 anni) stiamo inserendo che tutte le zone di nuova espansione (tutte private) abbiano una percentuale del 25% dedicata all’edilizia sovvenzionata, un 65% tra edilizia convenzionata e housing sociale e il 10% resto di edilizia libera. Tra gli interventi anche il cantiere appena partito nell’area che sta tra il Quartiere Europeo e il quartiere Cep: 160 appartamenti Ers con il Fondo Torre (Fondo finanziato dalla Regione Sardegna)», spiega. Le aree di espansione dove si può realizzare del residenziale, nel nuovo Puc, sono circostanziate alla zona di Terramaini vicino a viale Marconi, l’area tra viale Elmas e viale Monastir, alle aree libere nelle zone di Mulinu Becciu e Barracca Manna. «L’area artigianale non pianificata di viale Elmas è un’area interessante perché è già in atto una riconversione. L’idea è che per recuperarla venga inserito del residenziale, visto la presenza già di servizi e infrastrutture. Inoltre, nell’area di Su Stangioni (tra l’Asse Mediano e la 131) c’è tutta un’area vuota, ma di proprietà di alcune cooperative e piccoli proprietari che da 20 anni pagano l’Imu senza aver potuto costruire. Oggi nel nuovo Puc rimane area edificabile, ma con la possibilità di spostare i diritti edificatori in aree già urbanizzate un programma di attuazione che l’amministrazione ha l’obbligo di verificare ogni anno sulla base delle esigenze e del fabbisogno. Nel Puc, inoltre, è stato introdotto un sistema di diritti edificatori che si possono spostare in aree dove la capacità edificatoria rispetta già criteri ambientali, di sostenibilità e con un sistema di infrastrutture e reti. Nel Piano stiamo inserendo il registro dei diritti edificatori e un registro dell’anagrafe del fabbisogno abitativo targetizzato dove verranno raccolti i dati delle persone che effettivamente sono alla ricerca della casa per vivere, e non per investimenti immobiliari».
E poi c’è il tema periferie: Sant’Elia, Is Mirrionis, Sant’Avendrace e San Michele. «Il primo su cui stiamo intervenendo è Sant’Elia, lì abbiamo dirottato il finanziamento Pnrr sulla rigenerazione urbana, 22 milioni di euro, che era previsto per delle opere funzionali a una riconnessione con lo stadio, per fogne, sottoservizi ed illuminazione e tutti gli spazi pubblici intorno ai palazzoni. Qui stiamo ipotizzando, coinvolgendo l’Università, di aprire uno spazio cantiere in cui si racconti come sarà il progetto, cosa si sta facendo, tutte le tappe. Su Sant’Avendrace, San Michele e Is Mirrionis stiamo portando avanti il programma integrato di rigenerazione urbana insieme all’Università che riguarda tutti gli spazi pubblici dei quartieri che sono degradati: Tuvumannu, il vecchio campetto di Is Cornalias, interventi di autocostruzione, piccoli interventi ma capillari e che coinvolgeranno nelle attività anche gli abitanti per stimolare la partecipazione alla “cosa pubblica”. Altro obiettivo è condividere il recupero della struttura dell’ex carcere di Buoncammino con funzioni legate ai servizi per i cittadini e per gli studenti, in particolare, considerando la sua posizione favorevole rispetto al polo universitario cittadino».

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