Oltre 40mila condomini a Roma: la sfida della riqualificazione energetica

13-04-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

13-04-2026 Mila Fiordalisi 3 minuti

Oltre 40mila condomini a Roma: la sfida della riqualificazione energetica

In un paper di Enea la mappa degli edifici e dei quartieri bisognosi di interventi per risparmiare fino a 450mila tonnellate di CO2 l’anno. In aiuto? Il facilitatore sociale

Ammontano a oltre 40mila i grandi condomini localizzati nella città di Roma che necessitano di interventi di riqualificazione per abbattere i consumi energetici. Si tratta di edifici costruiti perlopiù fra il secondo dopoguerra e gli anni Settanta, nelle classi di prestazione energetica peggiori (ossia F e G) per un totale di circa 600mila alloggi e circa 750 edifici residenziali pubblici. E di qui al 2040 la riduzione delle emissioni potrebbe variare da circa 250mila fino a 450mila tonnellate di CO2 all’anno, nell’ipotesi più ambiziosa, generando un risparmio energetico di poco più di 100 GWh/anno a fronte di circa 100mila interventi annui. È quanto emerge dallo studio “Strategia di riqualificazione energetica del patrimonio immobiliare di Roma Capitale” a firma di Enea.

Dal corposo documento da oltre 100 pagine realizzato nell’ambito del Climate City Contract di Roma Capitale – la strategia per la riduzione delle emissioni – emerge innanzitutto che circa il 60% delle emissioni complessive della città è connesso agli edifici e una quota importante è in capo a quelli pubblici: la maggior parte dei consumi energetici riguarda gli ospedali (27,8%), poi le strutture amministrative (22,8%) e gli edifici scolastici (11,6%). Il potenziale di risparmio è stimato nell’ordine del 20% tenendo conto dei consumi di energia del patrimonio residenziale romano, stimato in 1,28 milioni di abitazioni occupate in oltre 175mila edifici.


«La riqualificazione energetica del patrimonio edilizio rappresenta una leva strategica non solo per la decarbonizzazione, ma anche per migliorare la qualità dell’abitare e sostenere la transizione energetica di Roma Capitale».


Così commenta Edoardo Zanchini, direttore dell’Ufficio Clima di Roma Capitale secondo il quale per raggiungere gli obiettivi di neutralità climatica «è necessario un approccio integrato che combini elettrificazione dei consumi, riqualificazione dell’involucro edilizio, digitalizzazione e gestione intelligente dell’energia, integrazione delle fonti rinnovabili e strumenti finanziari capaci di mobilitare nuovi investimenti». E secondo Monica Misceo – responsabile del laboratorio Progetti e buone pratiche per la riqualificazione energetica degli edifici di Enea – «incrociando i dati con indicatori quali l’Indice di disagio sociale e l’Indice di disagio edilizio, è possibile individuare i quartieri in cui concentrare le prime azioni di riqualificazione (sono 32 le zone urbanistiche con dati sopra la media, ndr), con l’obiettivo di coniugare transizione energetica e inclusione sociale». Ma per passare dal dire al fare è fondamentale «coinvolgere nuove figure professionali, come i facilitatori sociali, per promuovere percorsi di partecipazione ai processi di riqualificazione, mediando le relazioni tra tecnici, professionisti e inquilini. Questo coinvolgimento è fondamentale per prevenire possibili conflitti in fase di cantierizzazione, evitando rallentamenti nella realizzazione degli interventi».

La sfida della decarbonizzazione – emerge dallo studio – non è solo tecnica, ma organizzativa. In sintesi, senza una riforma degli strumenti finanziari e un’infrastruttura di dati solida, gli obiettivi della direttiva europea Epbd, con riferimento alle cosiddette case green, rischiano di rimanere semplici dichiarazioni d’intenti. Per trasformare gli obiettivi europei in cantieri reali, secondo Enea è necessario superare le criticità sistemiche che oggi frenano gli interventi più urgenti. In primis bisogna andare oltre la logica delle detrazioni fiscali soggette a proroghe annuali, un modello che si è dimostrato insufficiente «a muovere interventi con i caratteri e la dimensione necessaria al salto di scala di cui c’è bisogno», si legge nello studio, e che risulta inaccessibile per le famiglie che non hanno reddito da detrarre, «escludendole così dagli interventi, e rendendo complesso intervenire in condomini dove solo una parte delle famiglie ha accesso a incentivi».

Poi c’è da fare i conti con le periferie ed i contesti a elevato disagio sociale, dove il mercato non è in grado di attivarsi autonomamente. Secondo Enea l’esperienza dei programmi Pinqua (programma innovativo nazionale per la qualità dell’abitare) e Pui (piani urbani integrati) all’interno del Pnrr ha tracciato una rotta efficace, ma non può restare un caso isolato. È necessario dunque strutturare una sinergia permanente tra Comuni e Ministeri e serve un affiancamento tecnico-amministrativo per gestire progettualità complesse in aree dove la proprietà è frammentata tra pubblico e privato.

E, terza questione dirimente, quella della governance dei dati energetici. Una banca dati nazionale degli Attestati di prestazione energetica, interoperabile e accessibile ai Comuni, permetterebbe una mappatura di precisione del patrimonio edilizio. E secondo Enea disporre di analisi aggiornate sulle prestazioni post-intervento è l’unico modo per valutare il reale impatto delle politiche di supporto e correggere il tiro in corso d’opera.

In copertina © Roma Capitale/Turismo

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Mila Fiordalisi
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