Roma e la sfida della “sostenibilità credibile”: oltre il non consumo di suolo

18-12-2025 Luigi Rucco 5 minuti

18-12-2025 Luigi Rucco 5 minuti

Roma e la sfida della “sostenibilità credibile”: oltre il non consumo di suolo

All we need is home. Rigenerazione e diritto all’abitare al centro delle nuove politiche urbane. La misurazione come strumento di trasparenza e di partecipazione

Il confronto sulla rigenerazione urbana oggi mette al centro una domanda chiave: che cosa significa parlare di sostenibilità in modo credibile? Se non basta più evocare il non consumo di suolo come linea guida fondamentale, è necessario distinguere tra interventi che producono impatti negativi e operazioni capaci di generare un saldo ambientale, sociale ed economico positivo e soprattutto misurabile nel tempo.

La città come infrastruttura pubblica. Nell’ambito di uno dei quattro tavoli di lavoro della seconda puntata della conferenza “All we need is home”, promossa da Roma Capitale, il focus sulla sostenibilità ha rimarcato come l’amministrazione capitolina stia progressivamente orientando le proprie politiche verso un modello urbano che assume il patrimonio esistente – pubblico e privato – come campo prioritario di intervento. Dalle grandi periferie residenziali ai complessi storici, il tema non è soltanto recuperare edifici degradati, ma colmare un gap manutentivo accumulato in decenni e riallineare la città agli obiettivi europei in materia di efficientamento energetico e qualità dell’abitare.

Non solo edilizia, ma creazione di spazi aperti alla cittadinanza, infrastrutture volte ad una mobilità dolce, servizi di prossimità, sicurezza, illuminazione, in un’ottica dove il verde torni protagonista. È la logica che guida gli interventi in quartieri come Tor Bella Monaca, Corviale e Santa Maria della Pietà, così come le trasformazioni di alcune piazze strategiche – Piazza Pia, Porta Pia, San Salvatore in Lauro – dove la riduzione delle auto e l’ampliamento dei percorsi pedonali restituiscono identità e vivibilità ai tessuti urbani. E proprio su questi temi – tra identità urbana, trasformazioni in corso e nuove sfide per la Capitale – si inserisce la mostra “Roma nel mondo”, curata da Ricky Burdett, sostenuta da ANCE-Roma Acer e ospitata al Maxxi dal 17 dicembre al 6 aprile 2026.

Oltre la grammatica del consumo di suolo. Il tavolo ha insistito su un punto: nell’impegno al non consumo di suolo, limitarsi a misurare la superficie impermeabilizzata non intercetta la complessità delle trasformazioni urbane. Esistono interventi che, pur comportando modifiche fisiche, possono determinare benefici di lungo periodo, quali riduzione del traffico privato, miglioramento della sicurezza e minori emissioni.

Il caso di Castelverde, nel VI municipio di Roma, è stato portato come esempio concreto: invece di realizzare una nuova strada, l’amministrazione sta riorganizzando la viabilità esistente, integrando marciapiedi e fermate del trasporto pubblico, per collegare il quartiere al capolinea Pantano della metro C.

La leva del Pnrr e il tema del dopo. Il Pnrr e le risorse per il Giubileo 2025 hanno agito come catalizzatori straordinari, consentendo di mettere a programma un numero rilevante di interventi su edilizia residenziale pubblica, scuole, spazi pubblici e infrastrutture.

Investire sull’edilizia pubblica ha significato rigenerare pezzi di città: negli interventi in via Satta e Porto Fluviale si è intervenuto sull’efficientamento energetico e sulla qualità degli alloggi; in via Cardinal Domenico Capranica l’ex scuola occupata lascia il posto a nuovi alloggi Erp con servizi e spazi comuni ripensati. Ma proprio la natura straordinaria di queste risorse impone di interrogarsi sulla continuità:


senza una cornice normativa più snella, una fiscalità urbana maggiormente redistributiva e modelli di partenariato più maturi, il rischio è quello di una stagione non replicabile


Dalla conferenza emerge come la crisi abitativa non si possa risolvere con misure isolate: occorrono interventi di ampia scala, in grado di ampliare davvero lo stock di alloggi e incidere sui costi strutturali del costruire.

Energia, comunità e ruolo del privato. Roma sta sperimentando un sistema di comunità energetiche su mercati coperti, scuole e patrimonio Erp, con edifici capaci di diventare produttori di energia rinnovabile e, in alcuni casi, distributori di energia ai fabbricati vicini. Tutti i nuovi progetti e le riqualificazioni pesanti devono adottare fonti rinnovabili per riscaldamento, raffrescamento e acqua calda secondo un quadro normativo comunale consolidato. Accanto alla leva pubblica, si afferma il contributo del privato.

Il contributo di Edison al tavolo ha portato l’esperienza di chi oggi investe capitali propri per impianti fotovoltaici condominiali in schemi di autoconsumo collettivo, sostenuti da incentivi statali e da meccanismi che consentono alle famiglie di beneficiare della produzione senza sostenere l’intero costo dell’investimento iniziale.

Rigenerazione come elemento di sostenibilità sociale. L’esperienza del Maam, Museo dell’altro e dell’altrove, in un ex stabilimento sulla Prenestina, è stata richiamata per segnalare un rischio strutturale: ogni miglioramento urbano rischia di generare espulsione se non accompagnato da politiche sulla casa. Una nuova fermata metro, un parco, un museo possono far crescere i valori immobiliari più velocemente dei redditi dei residenti. La rigenerazione, per essere tale, deve garantire il diritto a restare attraverso strumenti come housing sociale, canoni calmierati, politiche sull’affitto e controllo delle dinamiche speculative.

Abitare e vivere: il ruolo degli spazi di prossimità. Dal mondo accademico è arrivato un richiamo alla distanza crescente tra abitare e vivere. Roma è un catalogo unico di tipologie e spazi intermedi – corti, ballatoi, portici, piazze di quartiere – che hanno storicamente generato comunità e relazioni. Oggi, questa infrastruttura sociale è indebolita. La rigenerazione deve dunque ricostruire continuità tra la dimensione privata della casa e quella pubblica dello spazio urbano, riconoscendo che la qualità dell’abitare dipende anche dalla disponibilità di servizi, dalla sicurezza, dalla presenza di luoghi di incontro e dalla possibilità di riconoscersi come comunità.

Questo passa anche dalla possibilità di garantire servizi, a volte anche basilari come la rete wi-fi, in grado di ridurre la distanza tra centro e periferia e permettendo agli abitanti di accedere a opportunità educative, lavorative e sociali senza dover uscire dal proprio quartiere. Servizi essenziali come connessione digitale, trasporti affidabili, spazi per lo studio e il lavoro, presidi culturali e luoghi di cura diventano così parte integrante dell’infrastruttura dell’abitare.

Misurare la sostenibilità per renderla credibile. La discussione si è chiusa su un punto di metodo: un intervento è sostenibile quando è possibile misurarne il valore complessivo. Integrare dimensioni economiche, ambientali e sociali consente non solo di valutare l’efficacia delle politiche, ma anche di legittimare gli investimenti pubblici e privati.

La misurazione può diventare strumento di trasparenza e di partecipazione, soprattutto se fondata su dati affidabili e su un dialogo stabile con la ricerca scientifica. In questo senso, la “sostenibilità credibile” non è uno slogan, ma un approccio operativo che definisce il futuro delle politiche urbane.

 

© RIPRODUZIONE RISERVATA
Luigi Rucco
Articoli Correlati
  • Da scalo merci a dorsale verde: a Palermo 13 milioni per ricucire Notarbartolo

  • Dalle politiche dell’abitare ai nuovi modelli di crescita: le leve su cui si gioca il futuro delle città

  • Meno asfalto, più verde e nuove piazze: il Parco del Mare ridisegna il waterfront di Ostia

  • Da Corviale a Tor Bella Monaca, la Capitale prova a cambiare le periferie con Pui e PinQua