Dalla casa ai territori fragili: la questione urbana torna al centro della politica
L’Inu rilancia il dibattito su una cornice nazionale per le città: meno risposte emergenziali, più pianificazione, regia pubblica e visione di lungo periodo
Riportare la città al centro dell’agenda politica nazionale. Non come tema specialistico riservato agli urbanisti, ma come questione pubblica che riguarda la qualità della vita, l’accesso alla casa, la sicurezza dei territori, la transizione climatica, la giustizia sociale e la capacità del Paese di orientare risorse e investimenti. È questo il filo che ha attraversato il confronto promosso dall’Istituto Nazionale di Urbanistica, in una giornata di lavoro dedicata al governo del territorio e alla costruzione di una possibile agenda urbana nazionale. Questione su cui si confrontano anche diversi assessori all’urbanistica in cerca di una “cornice nazionale solida, capace di riconoscere la loro funzione innovativa e di sostenere le città con strumenti adeguati”
Al centro del dibattito promosso dall’Inu la necessità di superare la frammentazione normativa e l’approccio emergenziale (spesso con un commissario a gestire le situazioni) che negli ultimi anni ha spesso accompagnato le politiche urbane nazionali, dalla rigenerazione alla casa, dal consumo di suolo alla semplificazione edilizia.
Maurizio Veloccia, assessore all’Urbanistica di Roma Capitale, si inserisce nel dibattito ribadendo che il governo del territorio deve saper cambiare regole e strumenti, lasciando il ruolo che spetta alla regia pubblica.
La rigenerazione, secondo l’assessore, è più complessa dell’espansione urbana, perché interviene su tessuti già abitati, su quartieri dove le persone vivono, lavorano e costruiscono relazioni. Non si tratta solo di cambiare funzioni o recuperare edifici, ma di modificare pezzi di città senza rompere equilibri sociali già fragili. Per questo, il tema urbanistico si lega direttamente ai diritti. «Lavoriamo per l’attrazione dei capitali privati, ma bisogna saperli orientare».
E su questa linea l’assessore cita le operazioni Pnrr su luoghi simbolici di Roma da Tor Bella Monaca a Santa Maria della Pietà, letti come occasioni per ricostruire servizi, infrastrutture sociali e presidio pubblico nei quartieri. Intanto Roma Capitale
Raccogliendo la riflessione su Roma Capitale, il presidente dell’Inu, Michele Talia, rilancia la questione urbana come grande questione politica nazionale. In Italia esiste una sorta di sordità nei confronti dei temi urbani: la riforma del governo del territorio, le politiche per le città, il ruolo delle aree metropolitane, la qualità della vita urbana e la coesione territoriale non riescono a entrare stabilmente nel dibattito pubblico. «Il governo della città è una grande questione politica – ha detto -senza una politica per le città, senza un ordinamento chiaro e stabile, senza la capacità di tenere insieme agenda urbana nazionale e riforma del governo del territorio, i grandi temi del Paese rischiano di non trovare soluzioni».
Per il presidente Inu, la città non può essere ridotta alla somma dei suoi abitanti, né le politiche urbane possono essere sostituite da risposte puntuali, commissariali o emergenziali. Il rischio è piegare questioni complesse – casa, rigenerazione, infrastrutture, clima, welfare urbano – a soluzioni di semplificazione che non costruiscono una visione di lungo periodo. E l’Inu si propone di avviare di avviare percorso di confronto con istituzioni, associazioni, portatori di interesse, università e forze politiche per arrivare a un Libro bianco sulla questione urbana in Italia (in attesa di una riforma urbanistica di cui al momento non si discute ancora).
Uno strumento non solo analitico, ma programmatico, capace di offrire al dibattito pubblico una piattaforma di principi e proposte. Per Talia «È un programma ambizioso, ma necessario, per costruire una convergenza tra riforma del governo del territorio e agenda urbana nazionale».
L’interdisciplinarietà dei temi che sono sul tavolo del congresso mondiale degli architetti a Barcellona si riscontra nella presentazione di Gabriele Pasqui, del Politecnico di Milano, che ribadisce le molte dimensioni della nuova questione urbana: crisi climatica e disuguaglianze, economia della rendita, accessibilità, mobilità sostenibile, politiche dell’abitare, città storica, formazione delle competenze, patrimonio pubblico, sicurezza territoriale e ripristino della natura.
Pasqui ha incentrato il suo discorso su quelle che ha definito «questioni urgenti e nuove politiche» soffermandosi sulla crisi ambientale in quanto «fa emergere i rischi di un sistema delle città sempre più fragile e polarizzato, nel quale solo una fascia limitata della popolazione è in grado di migliorare la propria condizione, mentre strati sociali sempre più ampi sono soggetti a processi di vero e proprio impoverimento».
Oltre ai problemi legati dal cambiamento climatico, per Pasqui c’è un altro dato da non sottovalutare: la crisi sociale all’interno delle città.
Anche con riferimento puntuale alla gentrificazione, generata da overturism e affitti brevi, che incide nel modello di costruzione delle città, arrivando ad affermare «siamo un Paese a fortissima patrimonializzazione, in cui il regime fiscale e il quadro regolativo premiano la rendita immobiliare e favoriscono le economie speculative rispetto a quelle produttive».
Da qui l’idea di una visione di città come infrastruttura democratica: non solo spazio fisico, ma sistema di diritti, opportunità e relazioni. E il tema della casa viene più volte richiamato come infrastruttura di cittadinanza.
Non basta aumentare l’offerta abitativa se questa non è accompagnata da servizi, trasporto pubblico, qualità urbana e accesso alle opportunità. Allo stesso modo, la rigenerazione urbana non può ridursi a valorizzazione immobiliare o sostituzione edilizia: deve misurarsi con il rischio di espulsione, gentrificazione e perdita di identità dei quartieri.
Su questo sfondo si è inserito l’intervento del senatore Guido Castelli, commissario straordinario del Governo per la riparazione e la ricostruzione del sisma, che ha portato nel confronto anche la prospettiva delle aree interne, della ricostruzione post-sisma e della sicurezza territoriale. Castelli, a dieci anni dal sisma, ha riconosciuto la delicatezza del dibattito sul Piano Casa, in particolare sul cosiddetto “terzo pilastro”, che prevede di attivare il partenariato pubblico-privato, e sul tema dei commissariamenti, evidenziando il malumore espresso da Comuni e Regioni. E per Castelli una possibile risposta sta nella “governance multilivello, intesa come capacità di costruire intese tra Stato, Regioni e territori”.
Castelli ha poi allargato lo sguardo oltre la città compatta. La questione urbana, ha sostenuto, non può essere separata dai sistemi territoriali, dalle aree interne, dalle campagne e dalle zone montane. L’abbandono dei territori fragili produce effetti diretti anche sulle città, sulle coste, sulle densità urbane e sulla sicurezza complessiva del Paese.
«La questione urbana è inscindibilmente connessa al tema dei sistemi territoriali – ha affermato – le aree interstiziali alle grandi densità urbane non possono essere considerate altro rispetto al ragionamento sulle città».
Nel dibattito tra gli altri anche al voce di Carlo Alberto Barbieri, del Politecnico di Torino, che ha analizzato il complesso quadro normativo che ruota intorno alla questione urbana in Italia. «Il quadro normativo è incompleto ma affollato, caratterizzato da leggi settoriali e norme parziali, fra loro e nell’insieme, troppo spesso contraddittorie», auspicando poi una maggiore chiarezza da parte dell’Esecutivo in quanto: «servono principi per il governo del territorio tali da innovare la pianificazione, renderla utile per la rigenerazione urbana e per un agenda urbana nazionale».
Dall’Inu, ancora una volta l’appello per una semplificazione normativa e per un un sistema di principi chiari, in grado di orientare le leggi regionali, rafforzare le amministrazioni e dare coerenza alle risorse.
In copertina: Roma © Pexels

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