Dieci anni del Consorzio Integra: casa e mobilità due assi strategici per il futuro
L’importanza della cooperazione per il post Pnrr. Il commento di Gualtieri sul Piano Casa: «Erp troppo marginale»
Consorzio Integra celebra i suoi primi dieci anni di attività. Un percorso che ha consolidato un modello industriale cooperativo, capace di aggregare competenze, know-how e capacità produttiva, garantendo affidabilità alle stazioni appaltanti e attivando modelli operativi scalabili e adattivi. Come evidenzia Adriana Zagarese, presidente del consiglio di gestione del Consorzio Integra: «la fase del Pnrr sta per concludersi e oggi il mercato entra in una fase più complessa e selettiva.
Le direttrici di sviluppo più solide restano quelle connesse ai fabbisogni strutturali del Paese: infrastrutture, servizi, energia e manutenzione del patrimonio.
Per questo, il consorzio promuove integrazione e collaborazione tra finanziatore, costruttore e gestore, rendendo così possibile la remunerazione degli investimenti e il mantenimento dell’equilibrio economico-finanziario dei progetti».
Casa e mobilità emergono come infrastrutture fondamentali. La casa non più solo come prodotto immobiliare, ma come infrastruttura di welfare, leva di rigenerazione urbana e strumento di inclusione sociale. Anche la mobilità diventa un fattore abilitante per le relazioni, condizione per l’accesso ai servizi e struttura portante della competitività territoriale, includendo trasporto urbano, metropolitane, reti ferroviarie e infrastrutture intermodali.
In tema di casa, nell’ambito dell’iniziativa organizzata al Maxxi di Roma, non sono mancati commenti al recente Piano Casa presentato dal governo. «Lo stiamo studiando e registriamo notevoli criticità su numerosi aspetti.
Il Piano affronta molto poco il tema del public housing, che è cruciale e richiede risorse fresche, non quelle spostate dalla rigenerazione urbana», commenta il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri.
Gli fa eco Tobia Zevi, assessore al Patrimonio e alle Politiche Abitative di Roma Capitale, che pochi mesi fa nell’evento All we need is home aveva riferito di aver raggiunto l’obiettivo totale di acquistare e mettere a disposizione 1.500 alloggi in edilizia popolare nella Capitale. «Il Piano Casa manca di confronto con i Comuni e con le realtà sociali», commenta Zevi. «Mancano anche le definizioni chiare sulle aree idonee, sulla regolazione e sugli incentivi all’affitto. La metà del Paese si spopola, mentre l’altra metà fatica a trovare casa. È necessario un approccio mirato, che renda il Piano più adatto ai bisogni della fascia grigia».
Molto critico Simone Gamberini, presidente di Legacoop nazionale: «Abbiamo discusso 4 anni del Piano Casa, partecipando a tutti i documenti di programmazione. Improvvisamente spuntano fuori i tre pilastri che mai erano stati oggetto di discussioni.
C’è una completa sconnessione con le dinamiche europee, che erano quelle che avevano indirizzato la discussione in questi anni sulla sostenibilità economica e sul target su cui agire».
Sempre a proposito del Piano Casa, Fabrizio Scorzoni, responsabile Legacoop Abitanti Lazio, mette in guardia sulle risorse e sull’efficacia degli interventi: «immaginare che i 60mila alloggi popolari definiti nel Piano siano ristrutturabili con somme dell’ordine dei 15mila o 25mila euro è piuttosto ottimistico. La valutazione è che un Piano Casa nazionale debba avere numeri concreti per dare una risposta significativa, altrimenti il dibattito resta teorico. Per questo il ruolo della cooperazione e dei consorzi resta un pilastro importante e deve essere centrale».
A questo proposito il presidente di Ance Roma – ACER Antonio Ciucci sottolinea la necessità di regole chiare e dell’importanza della valorizzazione della cooperazione, soprattutto per l’housing sociale, dove il ruolo del privato è cruciale.
«La famosa terza gamba del Piano – commenta il presidente dei costruttori romani -, quella che include l’edilizia integrata, va meglio definita. Non si deve escludere chi vuole investire nel partenariato pubblico-privato, lasciando spazio solo ad operatori con grandi disponibilità». Federico Merola, amministratore delegato di Arpinge, interviene sul quadro regolatorio, allargando la riflessione al tema delle infrastrutture: «il quadro normativo deve garantire concorrenza equa e trasparenza, combinando investimenti pubblici e privati per massimizzare l’efficacia dei progetti. La finanza di progetto e le convenzioni hanno funzionato come strumenti di resilienza, ma bisogna evitare che diventino fonti di esclusione per le piccole e medie imprese locali».
In questo contesto, la gestione integrata di reti stradali, ferroviarie e intermodali diventa cruciale per garantire continuità, efficienza e accessibilità, assicurando che gli investimenti pubblici e privati producano valore reale sul lungo periodo. Giovanni Magarò, dirigente per la Pianificazione trasportistica, analisi e classificazione rete della direzione tecnica di Anas (gruppo FS) rilancia sul ruolo delle infrastrutture: «Rigenerare e connettere significa aggiornare le infrastrutture in termini di accessibilità, equità e competitività. L’esperienza ha dimostrato che interventi mirati sulle infrastrutture extraurbane e urbane creano continuità e affidabilità della rete. Occorre pianificare con visione e gestione, sia per strade sia per trasporti ferroviari, considerando nodi, intermodalità e accessibilità».
Il decennale del Consorzio Integra rappresenta così un momento per riflettere su domanda e offerta, ma anche su come gli investimenti pubblici e privati possano generare valore economico, sociale, territoriale e ambientale. La casa e la mobilità leve di coesione e sviluppo territoriale. Come sottolinea Zagarese: «il valore del Consorzio sta nell’essere ponte tra politiche pubbliche e capacità industriale, abilitatore di sistemi complessi e integratore tra costruzione e servizi, per affrontare le sfide di un Paese che cambia».
In copertina © Depuratore di Rapallo – Consorzio Integra









