In attesa del piano casa nazionale, Sala rilancia: a Milano servono 5 miliardi

29-04-2026 Francesca Fradelloni 4 minuti

29-04-2026 Francesca Fradelloni 4 minuti

In attesa del piano casa nazionale, Sala rilancia: a Milano servono 5 miliardi

Al Forum Casa, un confronto tra gli attori del sistema abitativo, oggi in difficoltà, che per ripartire richiede nuovi strumenti normativi e adeguate risorse finanziarie

L’impegno è forte: il Comune ha speso 300 milioni in manutenzioni straordinarie e 74 milioni in manutenzione ordinaria in dieci anni. Dal 2021, sono stati stanziati 22 milioni – e altri 18 milioni ne saranno stanziati – per l’adeguamento antincendio. Il punto è però che servono più alloggi popolari in città, oltre ai 64mila (36mila di Aler e 28mila di MM) già presenti», ha detto ieri Giuseppe Sala, sindaco di Milano, durante la prima giornata del Forum Casa. Sala ha osservato che il Piano casa nazionale è una priorità per tutto il Paese e che servono 70 miliardi, di cui 5 a Milano. Il primo giorno del Forum è stata anche l’occasione per lanciare la seconda edizione di “Casa ai lavoratori”, progetto con cui


Palazzo Marino mette a bando 110 alloggi pubblici a canone calmierato per i dipendenti delle realtà che aderiranno.


Il progetto, avviato nel 2023, punta a coinvolgere enti e aziende nella riqualificazione e gestione degli immobili, con rimborso fino al 70% dei costi. L’iniziativa è erede di una prima edizione che aveva già distribuito 180 alloggi, con oltre 150 oggi in fase di consegna. «Basta col dire Milano città invasa dal cemento», afferma il sindaco citando lo studio del professor Stefano Salata del Politecnico di Milano che scrive come in un decennio sono stati aggiunti 1,7 milioni di metri cubi su 458 milioni complessivi, l’incremento del costruito dunque è dello 0,37%. Anche l’indice fondiario medio, sottolinea il professore nel suo studio, è rimasto quasi fermo, da 2,87 a 2,88, mentre sono aumentati gli spazi verdi. «Ciò che alza davvero i prezzi – dice Sala riportando i punti salienti del lavoro del docente – sono le opere pubbliche, la metro, le piazze».

Casa pubblica, abitare sociale, accessibilità e trasformazione urbana, processi che richiedono politiche integrate, capaci di costruire risposte su scala più ampia, quindi soluzioni diversificate e complementari, sull’edilizia residenziale pubblica, tanto quanto sull’abitare accessibile. «La casa popolare è il primo approdo della risoluzione di questa grave emergenza. In attesa di capire che cosa comporterà il Piano casa Italia, ad oggi, senza risorse adeguate e una strategia chiara, nessuna città può reggere la sfida dell’abitare», spiega l’assessore del Comune all’Edilizia residenziale pubblica, Fabio Bottero. «Oggi servono strumenti normativi nuovi e risorse finanziarie adeguate perché il sistema di edilizia residenziale pubblica non si supporta da solo: le entrate non coprono i costi di gestione». Recupero del patrimonio e strumenti contro il disagio abitativo, dunque.


«Ammontano a circa 150 milioni di euro i fondi europei che abbiamo intercettato e investito in progetti di riqualificazione del patrimonio pubblico con particolare attenzione anche naturalmente all’efficientamento energetico e quindi case di ultima generazione.


Sono stati già stanziati oltre 20 milioni di euro e ulteriori 20 milioni saranno destinati nel corso dell’anno al programma “Zero alloggi sfitti”, finalizzato al recupero e alla riqualificazione di 2.500 abitazioni, con l’obiettivo di rimetterle nel circuito delle assegnazioni», precisa Bottero.

Milano è una città che accoglie e che quindi cambia con molta velocità i suoi abitanti, mantenendo sempre grande attenzione alle dimensioni sociali dell’abitare. Dimensioni che vanno affrontate su due piani distinti ma complementari: da un lato, quello di chi non dispone di adeguate risorse economiche; dall’altro, quello di chi arriva in città per lavorare e contribuire al suo sviluppo. Serve una residenzialità sociale capace non solo di accogliere, ma anche di trattenere queste persone. «Milano ha una lunga tradizione in questo senso. – spiega Elio Franzini, presidente di MM – Fin dalle sue origini è stata una città attrattiva: Sant’Ambrogio, arrivato da lontano, ha scelto di restare; Sant’Agostino, pur tornando a Ippona, ha lasciato qui una traccia importante. Milano è sempre stata un luogo dove si veniva per studiare, lavorare, contribuire alla crescita collettiva. Oggi questa vocazione deve tradursi in una visione più ampia e consapevole, capace di riconoscere le diverse fasce di popolazione che quotidianamente sostengono la città».

Un altro elemento centrale riguarda la composizione sociale degli abitanti. Una parte significativa del patrimonio residenziale pubblico è occupata da una popolazione anziana, che vive da decenni negli stessi alloggi. «Questo dato impone una riflessione sul piano demografico: Milano dovrà confrontarsi sempre più con l’invecchiamento della popolazione e con le conseguenti fragilità sociali. Le politiche abitative devono quindi rispondere sia a chi una casa non ce l’ha, sia a chi già la abita ma necessita di condizioni migliori», precisa Franzini. Perché non bisogna mai perdere di vista un punto essenziale: le case non sono solo edifici, sono luoghi abitati da persone. Non sono semplicemente quattro mura, ma spazi di vita, che devono rispondere anche a bisogni sociali, relazionali e culturali. Per questo, accanto agli interventi materiali, è necessario promuovere iniziative che rafforzino la qualità dell’abitare. «Un esempio significativo è il bando Cortili di casa, promosso lo scorso anno: 90 proposte presentate, 18 progetti selezionati, distribuiti con 2 interventi per ciascun municipio. Si tratta di iniziative culturali e sociali auto-organizzate dagli abitanti delle case popolari, che contribuiscono a trasformare gli spazi in luoghi di comunità», conclude Franzini.

Sempre sul tema del diritto alla casa, in questi giorni a Bruxelles il sindaco di Roma Roberto Gualtieri, insieme all’alleanza europea Mayors for Housing, rilancerà il confronto con le istituzioni Ue. L’iniziativa riunisce oltre 20 sindaci di alcune delle principali città europee, impegnati a promuovere politiche comuni per affrontare la crisi abitativa e garantire alloggi accessibili. L’obiettivo è rafforzare l’impegno europeo verso un piano strutturale per l’abitare, in risposta a una crisi che coinvolge milioni di cittadini.

In copertina: © Unsplash

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Francesca Fradelloni
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