Palermo, un piano urbanistico aperto per governare la città che cambia

23-07-2026 Luigi Rucco 3 minuti

23-07-2026 Luigi Rucco 3 minuti

Palermo, un piano urbanistico aperto per governare la città che cambia

Alla Community TEHA l’assessore Maurizio Carta illustra visione e priorità per il futuro del capoluogo siciliano. Il confronto con la filiera per tradurre le strategie in progetti

Come si pianifica una città attraversata contemporaneamente da grandi investimenti pubblici, fragilità sociali e trasformazioni ancora da costruire? Palermo sceglie di non affidarsi a un disegno rigido e definitivo, ma a un piano urbanistico capace di lasciare alcuni spazi bianchi: margini di adattamento nei quali integrare nuove esigenze, risorse e opportunità.

È questa l’impostazione presentata dall’assessore alla Rigenerazione urbana Maurizio Carta al secondo Tavolo di lavoro con le pubbliche amministrazioni del 2026 promosso da TEHA Group e PPAN nell’ambito della Community Valore Rigenerazione Urbana. Insieme al Comune di Bologna, Palermo ha portato al confronto con gli operatori pubblici e privati le strategie contenute nei materiali preparatori del nuovo Piano urbanistico generale.

Un confronto che, per Palermo, è servito anche a misurare la solidità delle proprie visioni rispetto agli strumenti finanziari, gestionali e amministrativi disponibili.


Il nuovo Pug, in corso di redazione secondo la legge regionale 19/2020, non viene presentato come un piano statico e conformativo, ma come un progetto urbanistico incrementale e adattivo.


La città viene così letta come un arcipelago di quartieri, con centralità diffuse e differenti condizioni sociali, economiche e ambientali. «Una città che per troppo tempo ha dimenticato il suo rapporto con il mare e con i quartieri stessi», ha specificato l’assessore Carta. «A Palermo dobbiamo recuperare una doppia dimensione: di vicinato, con i servizi di prossimità, e di desiderio di un quartiere verso l’altro. Solo così troveremo la formula per una città che non si ferma al centro storico e supera le proprie fragilità». L’obiettivo è trasformare la prossimità in un’infrastruttura urbana, rafforzando l’accesso ai servizi e le relazioni tra le diverse parti di Palermo, permettendo così di recuperare quelle aree dismesse o in transizione, che rappresentano oggi il 9,4% del territorio cittadino.

Il piano si articola attorno a quattro ambiti: qualità della vita e ambiente, mobilità e infrastrutture sostenibili (con 67 chilometri di nuove tratte tranviarie), rigenerazione urbana e sviluppo economico. Temi che si intrecciano nel centro storico, lungo il waterfront e le coste settentrionali e meridionali, nei quartieri di edilizia residenziale pubblica, nelle aree ferroviarie e portuali e nel patrimonio immobiliare dismesso.


Una «fase plastica» nella quale il Pug non definisce soltanto dove e quanto trasformare, ma prova a costruire le condizioni perché i progetti possano evolvere nel tempo senza perdere coerenza con gli obiettivi pubblici.


La strategia è già leggibile in alcuni progetti-bandiera. A Borgo Nuovo un programma integrato da circa 50 milioni di euro mette insieme infrastrutture, edilizia biosostenibile, spazi sociali, servizi per gli anziani e attrezzature sportive. Sulla Costa Sud, a partire da circa 200 milioni già destinati a bonifiche e infrastrutturazione, la prospettiva è trasformare il litorale da margine urbano a sequenza di quartieri delle transizioni ecologica, sociale ed economica.

Allo Zen, il progetto “Zen 2.0” lavora invece sulla rigenerazione incrementale del quartiere attraverso una nuova dorsale della cura e la trasformazione degli isolati in “super-insulae”, edifici ibridi nei quali integrare residenza e servizi. Non una sostituzione radicale dell’esistente, quindi, ma un processo per fasi che interviene sulle condizioni di vita e sulla dotazione di funzioni.

Un ulteriore terreno di sperimentazione riguarda il patrimonio pubblico. Il Piano città sottoscritto con l’Agenzia del Demanio comprende immobili come Palazzo delle Finanze e Palazzo della Zecca-Niscemi, mentre l’area comunale della Chimica Arenella è candidata a diventare un quartiere a basso impatto climatico nell’ambito di Reinventing Cities. Nella stessa strategia rientra l’ex Manifattura Tabacchi, di proprietà di Cdp, per la quale si stanno ricercando funzioni compatibili e risorse. A completare il quadro è Porta Sampolo, la visione per la riqualificazione dell’ex stazione ferroviaria e delle aree di FS Sistemi Urbani: un progetto multispazio nel quale far convivere logistica, parco urbano, mobilità sostenibile e servizi di quartiere.

«Portiamo davanti a una autorevole comunità tecnico-scientifico-economica dedicata alla rigenerazione urbana – ha dichiarato l’assessore Maurizio Carta – un cantiere di idee, di strategie e di azioni urbanistiche. Il nuovo Pug di Palermo non intende disegnare un piano statico e conformativo nel senso tradizionale del termine, ma vuole proporre alla comunità un progetto urbanistico capace di leggere la città come un arcipelago di quartieri e di trasformare la prossimità in una infrastruttura di giustizia spaziale. Confrontarci con investitori istituzionali, fondi e operatori che ogni giorno mettono a terra progetti di rigenerazione, ci permette di verificare la tenuta delle nostre visioni con la concretezza degli strumenti finanziari e attuativi necessari a realizzarle». Palermo prova così a presentarsi non come una città in attesa di un grande intervento risolutivo, ma come un sistema di trasformazioni coordinate. Gli spazi bianchi del piano non sono aree prive di visione: sono lo spazio operativo nel quale pubblico e privato dovranno trovare strumenti, funzioni e responsabilità per rendere attuabili le strategie.

In copertina: Palermo © Pexels

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Luigi Rucco
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