Quando l’AI incontra il Demanio: la nuova frontiera della tutela del patrimonio pubblico
Quando l’AI incontra il Demanio: la nuova frontiera della tutela del patrimonio pubblico
Soluzioni per sviluppare modelli predittivi, l’esempio dell’illuminazione di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma. Dal Verme: «Il futuro è nella rete di competenze integrate».
Integrata, condivisa, concreta: è l’intelligenza artificiale che l’Agenzia del Demanio immagina per il futuro del patrimonio pubblico italiano, fatto di oltre 44mila immobili per un valore di circa 63 miliardi di euro. Non un’utopia tecnologica, ma una rete di competenze che unisce istituzioni, ricerca, enti specializzati e università per affrontare una delle sfide più delicate: proteggere e valorizzare l’enorme eredità immobiliare e naturale dello Stato, minacciata da cambiamenti climatici, rischi ambientali, degrado e vulnerabilità fisiche.
L’occasione per confrontarsi su questi temi è stato il workshop “Verso una nuova conoscenza. Intelligenze integrate per la gestione innovativa e la tutela del patrimonio dello Stato”, organizzato dal Demanio presso la Galleria nazionale di arte moderna e contemporanea (Gnamc) di Roma, dove esperti del settore hanno sottolineato come le soluzioni create dall’AI non sostituiscano l’intelligenza umana, ma ne amplifichino le capacità, consentendo di sviluppare modelli predittivi e strategie di intervento più efficaci.
Da qui ha preso l’abbrivio l’intervento di Massimo Bollati, responsabile della Transizione digitale del Demanio, che ha moderato la mattinata di lavori, inserendo la tecnologia dentro una cornice evolutiva: dal nuovo decreto 132/2024 sull’uso dell’AI alla crescente attenzione su sovranità dei dati, cybersicurezza e investimenti nei data center. È il contesto che, per dirla con Bollati, sposta il focus dalla «sostituzione del posto di lavoro alla trasformazione delle competenze».
Un breve video, proiettato in sala, sull’illuminazione di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, racconta perfettamente la direzione presa: tecnologia al servizio della valorizzazione, capace di restituire la profondità dell’opera michelangiolesca.
Una sorta di metafora del metodo: la luce digitale come strumento per leggere, proteggere e valorizzare ciò che già esiste. Ha commentato Alessandra del Verme, direttore generale dell’Agenzia del Demanio: «Abbiamo visto un video particolarmente significativo per il nostro lavoro, che mostra l’illuminazione di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri a Roma, la chiesa di Stato progettata da Michelangelo. Si tratta di un progetto Pnrr che sarà completato entro il 1° giugno 2026 e che restituisce pienamente il valore artistico e architettonico dell’opera, esaltandone tutte le componenti grazie alla tecnologia. Questo esempio ci ricorda quanto la tecnologia e l’intelligenza artificiale possano essere strumenti fondamentali per la gestione e la tutela del patrimonio pubblico: ci aiutano a comprendere meglio i beni, ampliano le informazioni disponibili, permettono di prevederne l’evoluzione e individuare soluzioni concrete nella gestione delle criticità, a partire dai rischi legati ai cambiamenti climatici».
Ma è importante sottolineare che la tecnologia da sola non basta: «è sempre l’intelligenza umana – torna a parlare dal Verme – a guidare le scelte e a decidere le priorità. L’innovazione reale nasce quando si crea una rete di competenze complementari, fatta di istituzioni, enti di ricerca e operatori specializzati, in cui i dati, le conoscenze e i risultati della ricerca vengono condivisi e messi a sistema. Solo così si può costruire un’intelligenza collettiva in grado di discernere, selezionare e guidare gli strumenti tecnologici, trasformando la conoscenza in un patrimonio comune e orientando decisioni e strategie con trasparenza e responsabilità: la giornata di oggi dimostra che questo approccio è possibile e concreto».
Il confronto si è ampliato fino a coinvolgere un vero ecosistema di attori, ciascuno con una propria lettura dell’intelligenza artificiale: diverse sfumature, ma complementari.
La professoressa Speranza Falciano del Gran Sasso Science Institute ha aperto il dibattito ricordando come «la nostra ricerca nasce a L’Aquila, una città ancora segnata dal sisma del 2009». Proprio quel “cantiere diffuso” che da anni ridisegna il capoluogo abruzzese è diventato – ha spiegato – un laboratorio a cielo aperto per sperimentare tecniche, tecnologie e approcci che includono non solo la conservazione, ma anche la prevenzione.
«Per affrontare questa complessità – ha aggiunto Falciano – abbiamo creato una rete regionale di competenze che mette insieme soprintendenze, università, enti di ricerca, fondazioni pubblico-private e protezione civile. In questo contesto, l’AI sta diventando un alleato decisivo: oggi disponiamo di algoritmi avanzati e di una base di conoscenza enorme che permette analisi in tempo reale e supporto concreto alle decisioni».
A portare la voce della ricerca applicata ai sistemi urbani è stata Giordana Castelli, responsabile del Centro interdipartimentale sulla scienza delle città del Cnr. Il suo intervento si inserisce nelle attività che l’ente dedica allo studio dell’evoluzione urbana attraverso modelli complessi e strumenti avanzati per analizzare fenomeni territoriali, costruire modelli predittivi e supportare pianificazione, prevenzione dei rischi e valorizzazione del patrimonio ambientale e immobiliare. Castelli ha rappresentato il ponte operativo tra scienza e nuove opportunità dell’intelligenza artificiale.
Sul fronte accademico è intervenuta anche Stefania Costantini, professoressa all’Università de L’Aquila ed esperta di agenti autonomi: «Dal punto di vista organizzativo è evidente che dobbiamo ripensare le competenze umane e ciò che può essere delegato, almeno in parte, all’AI. Vivremo in una società ibrida, in cui interagiremo con agenti autonomi di diversa natura. Le soluzioni chiavi in mano non esistono: meglio sistemi ibridi, basati su logica simbolica e apprendimento automatico».
Il passaggio al mondo imprenditoriale parte da due numeri che parlano da soli: in Italia il livello medio di digitalizzazione delle imprese si ferma al 46%, con il settore delle costruzioni addirittura al 30%. Un terreno che deve ancora crescere molto. Chiarissimo il messaggio di Andrea Ciaramella, docente di Tecnologia dell’architettura al Politecnico di Milano: «Un ecosistema funziona solo se tutti gli attori parlano la stessa lingua. Oggi la pubblica amministrazione non è percepita come interlocutore dalle proptech: molti founder non sanno nemmeno cosa significhi gestire il patrimonio pubblico. Favorire questa relazione è il primo tassello su cui dobbiamo lavorare».
La velocità del cambiamento impone nuove priorità. Nel 2023 solo il 5% delle start-up proptech utilizzava l’AI; a luglio 2025 siamo già al 92%.
«Oggi – ha proseguito Ciaramella – possiamo immaginare l’intero ciclo di vita di un edificio grazie a soluzioni digitali: dalla raccolta di capitali tramite crowdfunding alla pre-due diligence dei terreni senza scavare, dalla valutazione dei rischi climatici con proiezioni a 80 anni alla simulazione in pochi minuti di composizioni morfologiche che un tempo richiedevano settimane. Possiamo monitorare in tempo reale gli impianti riducendo i consumi dal 15% al 25%, fino alla vendita dell’immobile attraverso piattaforme digitali». Il vero cambio di paradigma, secondo Ciaramella, è culturale: «Dobbiamo passare dal “fare” al “controllare e gestire”. È una sfida, ma è l’unica via per governare in modo efficiente il patrimonio pubblico e quello privato, che spesso sembra più avanzato di quanto non sia davvero quando si analizzano i dati disponibili».
In copertina: Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri © Gustavo La Pizza

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