Da una cella a Silivri, un appello per la pace mediterranea

30-07-2025 Paola Pierotti 2 minuti

30-07-2025 Paola Pierotti 2 minuti

Da una cella a Silivri, un appello per la pace mediterranea

La lettera del sindaco di Istanbul alla Summer School di Castel Gandolfo

Non arriva da una sala conferenze né da un palco istituzionale, ma da una cella del carcere turco di Silivri la lettera che ha segnato gli ultimi giorni della Summer School promossa da Oikos, dedicata al tema “Costruire una rete di città per la pace nel Mediterraneo”. A firmarla è Ekrem İmamoğlu, sindaco di Istanbul, detenuto da mesi dopo una controversa condanna che ha suscitato preoccupazione in tutta Europa.

Con parole forti e altrettante misurate, İmamoğlu ha parlato di libertà, giustizia e democrazia in pericolo, invitando le città del Mediterraneo a diventare baluardi attivi contro l’autoritarismo e la chiusura.

«La mia assenza non è una scelta – scrive – ma riflette la domanda che tutti dobbiamo porci: le città possono ancora essere spazi di libertà, giustizia e dignità, se la democrazia stessa è sotto assedio?»


Un Mediterraneo vissuto non solo come geografia, ma come memoria condivisa, crocevia di popoli, culture, migrazioni


Un mosaico vitale e fragile, oggi minacciato da derive nazionaliste, crisi economiche, pressioni climatiche e nuovi muri, reali e simbolici. In questo contesto, per il sindaco di Istanbul le città sono chiamate a scegliere: “Chiudere i cancelli per paura, oppure abbracciare la coesistenza come forza”.

Un patto tra città per i diritti e l’accoglienza. L’intervento di İmamoğlu, letto da Mustafa Osman Turan, diplomatico e consigliere del sindaco, alla Summer School a Castel Gandolfo, è stato accolto da un lungo applauso e da parole di solidarietà da parte delle città presenti e dalle istituzioni, rappresentate all’iniziativa di Oikos dall’europarlamentare Dario Nardella.


Un’iniziativa che, nelle intenzioni, vuole tradursi in azioni concrete per rafforzare reti urbane solidali, inclusive e democratiche in tutta l’area mediterranea


Per il sindaco turco, il Patto “non può essere solo una cerimonia”: deve affermare con chiarezza che «le città non si costruiscono sull’esclusione o sulla sottomissione, ma solo sulla partecipazione, sulla libertà e sul senso di appartenenza condivisa».

Contro ogni uso distorto della parola “città”. Un passaggio particolarmente duro della lettera è dedicato alla situazione in Palestina. İmamoğlu denuncia il progetto israeliano di costruire a Rafah una cosiddetta “città umanitaria”, dopo la devastazione di Gaza: «Un ex primo ministro israeliano l’ha definita un campo di concentramento in tutto tranne che nel nome. Non è questo fare città». E ancora: «Una vera città non è un recinto, ma uno spazio di diritti, scambio e comunità».

Un messaggio di speranza, malgrado tutto. Pur scrivendo da una condizione di privazione della libertà, İmamoğlu non rinuncia al messaggio positivo: «Anche quando le forze oscure si avvicinano, le azioni delle persone di principio brillano di più». Rivolge parole di stima e affetto direttamente a Nardella e a tutti i colleghi che hanno espresso vicinanza alla sua causa e alla città di Istanbul: «La vostra posizione non è solo un atto di amicizia, ma una difesa dei valori universali». La lettera conclude con un auspicio che suona come un manifesto politico e civile: «Che questo incontro sia un faro per la regione: un richiamo a reclamare il Mediterraneo come spazio di coscienza, coesistenza e pace».

Un appello che scuote e unisce. La lettera di İmamoğlu ha scosso la riflessione della Summer School, aggiungendosi alle testimonianze arrivate da tutto il mondo sul ruolo delle città in un mondo attraversato da crisi multiple. E ha ricordato a tutti i partecipanti – amministratori, studiosi, attivisti – che la costruzione della pace inizia anche da scelte quotidiane, fatte nei municipi, nei quartieri, tra le persone. Da Silivri quindi, una voce scomoda e ferma che ha chiesto all’Europa mediterranea di non arrendersi al silenzio.

In copertina: © Pixabay

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Paola Pierotti
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