Le città del Mediterraneo firmano il Patto per la pace
Alla Summer School di Oikos di Castel Gandolfo, cura ed ecologia integrale. L’eurodeputato Nardella: porterò questo testo nelle istituzioni europee
Firmato il 29 luglio 2025 il Patto di Castel Gandolfo per la pace, insieme ai giovani e alle città del Mediterraneo. Verso una politica per la cura con i tanti sindaci, vicesindaci e assessori all’Urbanistica intervenuti; insieme a tutti loro l’eurodeputato Dario Nardella che ha promesso un approdo della “Carta” a Bruxelles.
Tra i firmatari: Palermo, Catania, Napoli, Catanzaro, Reggio Calabria, Bastia (Francia), Muğla (Turchia), Istanbul (Turchia), primi sostenitori del paradigma della cura come base per un impegno comune, mosso dall’ascolto delle giovani generazioni nell’ottica dell’ecologia integrale. Dialogo già avviato con le città di Libano (Kherbet Kanafar) e Tunisia (Mahidia).
Non c’è più tempo. E le città e i giovani sono la soluzione, visto che solo con il loro coraggio e vitalità si può avere una accelerazione nel cammino verso la pace dei popoli.
Il Mediterraneo è l’humus ideale, perché anche se oggi è ricoperto da migliaia di croci e corpi in fondo al mare, è anche un mosaico di intrecci e culture. Non solo luogo di morte, ma anche di speranza, che i primi cittadini sono riusciti a trasmettere con i loro interventi durante la II edizione della Summer School “Intrecci di dialogo” (24-30 luglio 2025) promossa da OIKOS – Centro di Ecologia Integrale del Mediterraneo, con la partnership di PPAN Academy e Futureproof cities.
Perché non basta amministrare, ma sono le politiche che si devono assumere la responsabilità di riparare e accudire. Le città sono un dispositivo abilitante di chi le vive e di chi non è ancora nato. Sono un soggetto politico collettivo potentissimo, anche se spesso escluse dalle decisioni nazionali.
Dunque, le reti per rimettere al centro i legami: oltre la frammentazione, per un welfare comunitario. Questa la posizione espressa da Paolo Pezzana, formatore e consulente, ex sindaco di Sori. La politica come costruzione di contesti di opportunità. «Il gap di opportunità è il solco più grave che nutre le disuguaglianze in Europa», spiega. «Avere capito che le politiche servono ad allestire degli spazi per offrire opportunità, mi ha consentito di fare il sindaco di Sori e di utilizzare questa esperienza come laboratorio politico». Ma cosa vuol dire fare davvero il bene comune? «Me lo ha insegnato Ilaria Bozzo, 23 anni quando divenne assessora di Sori. Il bene comune è quel tessuto che scaturisce dal legame tra comunità e territorio, concepito come il luogo del vivere. Legame che sviluppa valore per tutta la comunità, valore condiviso, a seconda delle competenze di tutti. Abbiamo creato asili statali, cinema per tutti e abbiamo fatto diventare la scuola privata in una scuola parificata pubblica. Questa è politica», conclude Pezzana.
Il tema dell’accesso è cruciale, oggi però per le nuove generazioni c’è un tema di autorialità: sentirsi autorizzati a essere autori e autoriali, sentirsi sufficientemente liberi per dare vita a qualcosa. Autorizzati a creare progetti di utilità pubblica. Ed è qui che entrano in gioco i centri urbani e gli spazi del territorio. Il futuro passa da giovani, accoglienza e cooperazione, dall’urbanistica inclusiva al ruolo politico delle città, basato su pace, diritti e giustizia sociale.
A emergere con forza, nel confronto tra rappresentanti istituzionali e accademici provenienti da tutta l’area mediterranea, è la necessità di costruire città capaci di rispondere alle crisi multiple che attraversano il nostro tempo: da quelle democratiche a quelle ambientali, passando per l’emergenza abitativa, le migrazioni e la crescente disuguaglianza.
Al centro del dibattito sulla trasformazione urbana e sul futuro del Mediterraneo, emergono le parole di due protagonisti del governo locale: Paolo La Greca, vicesindaco e assessore all’Urbanistica, Mobilità e Università del Comune di Catania, e Paolo Malara, assessore all’Urbanistica e alla Città sostenibile e accessibile di Reggio Calabria.
«La storia del Mediterraneo è parte integrante di un sistema che si traduce in risorse e opportunità, un luogo generativo», afferma La Greca. Secondo il vicesindaco etneo, il nodo centrale della trasformazione urbana non può prescindere da una riflessione sulla giustizia sociale: «Senza una società equa non ci sono risposte giuste e non c’è futuro. È necessario partire dall’idea di riparare e curare».
Un richiamo forte alla responsabilità politica e civile, in un contesto segnato da polarizzazioni sempre più evidenti: «Oggi una parte enorme della popolazione vive in una drammatica contrapposizione tra città dei ricchi e città dei poveri. Due sono gli elementi fondamentali per invertire questa rotta: lavoro e formazione culturale. Sono questi i fattori che liberano dal bisogno e che impediscono l’assoggettamento all’utilitarismo e alla criminalità organizzata», insiste La Greca.
Lo sguardo si posa poi sulla Sicilia e sull’emorragia giovanile che da anni svuota i territori meridionali: «In tanti se ne vanno. Ma quali saranno le future classi dirigenti se non impariamo a prenderci cura dei territori?».
Una riflessione che trova eco anche nelle parole di Paolo Malara, impegnato a Reggio Calabria nella costruzione di una città più sostenibile e inclusiva. «La creatività è il futuro. Abbiamo parlato di spazio, ma soprattutto di tempo e di come i saperi diano forma ai luoghi e nutrano le comunità», afferma. Per Malara, il mondo contemporaneo si muove tra due poli opposti: attrazione ed espulsione. E le dinamiche migratorie non possono essere comprese – né governate – senza interrogarsi sulle cause strutturali che le determinano. «Governare vuol dire proiettarsi verso obiettivi di lunga durata, non solo chiedersi dove vogliamo arrivare, ma anche come. Occorre valorizzare le risorse per creare occupazione e fermare l’emorragia di popolazione e capitale umano dai nostri territori».
Un appello, dunque, a un nuovo paradigma di sviluppo, fondato sull’equità, sulla cura e sulla valorizzazione delle potenzialità locali. Perché il Mediterraneo, oggi più che mai, può tornare a essere uno spazio di futuro, anche per Giuseppina Iemma, Inizio modulo assessora all’Urbanistica di Catanzaro, che insiste sulla responsabilità politica verso i giovani e sullo sviluppo di un’urbanistica che sia vera «cura della città, capace di promuovere accoglienza, coesione e spazi collettivi. Le parole chiave sono: co-living, diritto allo studio, salute e un necessario patto intergenerazionale».
Dalla Turchia, Erhan Ayaz, consigliere del sindaco della città metropolitana di Muğla, lancia l’idea di una rete di città mediterranee unite dalla cooperazione e dal rispetto reciproco. «Abbiamo un mare e una cultura comuni. Il nostro motto è: guardare al futuro con le nuove generazioni, costruendo la pace». In questa visione si inserisce Dario Nardella, eurodeputato, che individua nel Mediterraneo, nelle città e nei giovani le tre chiavi per affrontare le crisi contemporanee. «Le città – sottolinea – sono laboratori sociali e diplomatici. Non costruiscono muri, sono il vero antidoto alla crisi istituzionale». Sulla democrazia, è chiaro: «I giovani sono i primi a ribellarsi, i primi a scendere in piazza. Sono i nostri alleati». Una città che genera valore, non rendita.
Per Maurizio Carta, assessore all’Urbanistica di Palermo, serve un cambio di paradigma. «Noi amministratori siamo hacker del sistema. Siamo i ribelli, quelli sempre in prima linea. Oggi ci vogliamo chiedere con franchezza: dove vogliamo stare? Dentro una bolla, protetti e distanti, o nell’intreccio?», è la domanda chiave posta al centro del confronto. Proprio il concetto di “intreccio” – come spazio della complessità, della contaminazione e della coesistenza – diventa paradigma di un nuovo modo di abitare e amministrare le città. «Il luogo della complessità è anche il posto della sorellanza e della fratellanza, dove si intersecano natura e comunità. Questo è il nostro avamposto», afferma. Un avamposto da cui partire per compiere scelte di campo, consapevoli e orientate al bene comune.
La sfida lanciata è quella di un riposizionamento culturale e politico: «Dobbiamo rimettere in moto i meccanismi generativi del valore», prosegue l’intervento, richiamando il ruolo centrale dell’urbanista come figura capace di rigenerare non solo lo spazio urbano, ma anche il tessuto sociale ed economico.
Rigenerare per dare valore, oggi e domani. Perché, come ricordato nel cuore del dibattito, «le risposte che dobbiamo dare non sono solo per le generazioni di oggi, ma anche per quelle che ancora non ci sono e che non possono esprimere bisogni e necessità». Un’etica della responsabilità intergenerazionale che diventa guida per una nuova stagione di politiche urbane e comunitarie.
Dal nord del Mediterraneo, Pierre Savelli, sindaco di Bastia (Corsica), rilancia il tema della fiducia: «I giovani hanno poche possibilità, per loro dobbiamo costruire qualcosa di durevole. Ogni persona deve avere il diritto di essere felice a casa propria». Contro la neutralità e per una scelta di parte per la giustizia si è speso Mustafa Osman Turan, consigliere del sindaco (sotto arresto) di Istanbul, che denuncia una «crisi di moralità» oltre che democratica. «Il silenzio non è neutralità, ma complicità. Davanti a Gaza, o all’arresto ingiusto del mio sindaco, tacere è proteggere i potenti e abbandonare i vulnerabili». La città, insiste, deve tornare a essere luogo di libertà e coesistenza, contro la deriva dei regimi nati dal caos e dalla paura.
Le città, infine, come spazio politico alternativo. Chiude l’intervento di Laura Lieto, vicesindaca di Napoli, che sottolinea come le città siano oggi la vera frontiera politica. «Il Mediterraneo ci permette di superare la divisione tra nord e sud e di costruire un modello alternativo a quello dell’accumulazione. Ma i comuni hanno poteri limitati: dobbiamo rivendicare spazio e ruolo». La città, ancora una volta, come risposta concreta alle disuguaglianze e al conflitto quotidiano.
In copertina: © Adobe Stock

Abitare Architettura ArchitetturaChiECome Arte Brescia 2050 Città Concorsi Culto Cultura Design Energia Festival Formazione Futuro Hospitality Housing Industria Ingegneria Italiani all'estero Legge architettura Libri Masterplanning Milano Mipim Norme e regole Platform Real Estate Premi Progettazione Real estate Retail Rigenerazione Urbana Salute Scommessa Roma Scuola Sostenibilità Spazi pubblici Sport TEHA Trasporti Turismo Uffici

Digitalizzazione e appalti: Anac, Demanio e Fs Engineering insieme per la trasparenza

Ripensare il governo del territorio: meno vincoli, più responsabilità locali

Bei, volumi record e nuova strategia: innovazione, scale-up e garanzie europee al centro

Centomila nuove case e il modello Zes, così Meloni saluta il nuovo anno




