Tra crescita demografica e rigenerazione, Brescia costruisce il proprio modello di secondary city

23-04-2026 Luigi Rucco 4 minuti

23-04-2026 Luigi Rucco 4 minuti

Tra crescita demografica e rigenerazione, Brescia costruisce il proprio modello di secondary city

Alla Community promossa da The European House of Ambrosetti la città industriale diventa laboratorio urbano capace di attrarre talenti e consolidare un posizionamento europeo

Brescia prova a ridefinire il proprio posizionamento dentro le geografie della rigenerazione urbana italiana, rivendicando il ruolo di secondary city non come limite ma come spazio di sperimentazione. È questa la chiave emersa durante il tavolo di lavoro con le pubbliche amministrazioni della Community Valore Rigenerazione Urbana promossa da The European House of Ambrosetti che, dopo Napoli e Piacenza nel 2025, coinvolge quest’anno le amministrazioni di Torino e Brescia. In particolare, per la città lombarda hanno partecipato la sindaca Laura Castelletti e l’assessora con deleghe alla Rigenerazione urbana per lo sviluppo sostenibile, alla Pianificazione urbanistica e all’edilizia privata Michela Tiboni.

Per lungo tempo percepita come città industriale all’ombra di Milano,


Brescia si propone oggi come laboratorio capace di integrare crescita demografica, attrattività e trasformazioni urbane. Negli ultimi quindici anni ha superato i 200mila abitanti, dato che non si registrava da 20 anni.


Mentre l’area metropolitana raggiunge circa 500mila residenti. Dati in controtendenza anche rispetto a Milano, che nel 2025 ha visto una leggera flessione (-0,6%) rispetto al 2024, dopo un decennio di crescita costante (+4,2% tra 2014-2024).

A sostenere questa dinamica oggi c’è un sistema urbano che combina qualità della vita, servizi e solidità economica. Sanità, offerta culturale e formativa – con la presenza sia dell’Università Cattolica che della Statale – si affiancano a un tessuto produttivo tra i più dinamici del Paese, in grado di generare fiducia e stabilità per investimenti e lavoro. Un cambiamento accelerato anche dal riconoscimento di capitale italiana della cultura insieme a Bergamo nel 2023, che ha contribuito a ridefinire l’immagine della città e a rafforzarne l’attrattività turistica a livello internazionale.

Accanto alle infrastrutture, il tema ambientale è diventato un altro asse strategico portante.

Brescia è infatti la prima città italiana a declinare l’Agenda Urbana per l’Europa 2050, percorso accompagnato dal public program con quattro dialoghi pubblici aperti alla cittadinanza realizzati nel 2025, capaci di costruire un modello che valorizza risorse e contenuti già presenti nel tessuto cittadino. Parallelamente il Comune ha attivato un vero e proprio ecosistema internazionale, invitando sette città-partner della rete Eurocities – Las Palmas, Brest, Troyes, Darmstadt, Betlemme, Viana do Castelo e Logroño – per raccontare i propri “cantieri di futuro”.

 

«Da questa visione internazionale – afferma la sindaca Castelletti – nasce anche la scelta della brand identity: Brescia, la tua città europea. Una decisione rischiosa, in un contesto politico complesso sul tema dell’Europa, che oggi diventa un posizionamento chiaro e un modo per dialogare con le realtà più avanzate». Direzione che conferma il Dna innovativo della città già affermato nei precedenti decenni: dalla scelta pionieristica del teleriscaldamento negli anni Settanta alla realizzazione del termovalorizzatore negli anni Novanta, fino alla metropolitana leggera inaugurata nel 2013, infrastruttura significativa per una città di queste dimensioni. A questa si aggiunge oggi l’avvio dei lavori per la rete tranviaria elettrica di superficie, destinata a incidere non solo sulla mobilità ma anche sulla rigenerazione di interi quartieri, confermando la continuità dell’investimento pubblico come leva di trasformazione. Tra gli interventi chiave anche il recupero delle ex cave a sud-est della città, oggi convertite in un sistema di parchi e bacini che costituisce uno dei più grandi progetti di mitigazione ambientale in Europa: «Un intervento con un impatto profondo – afferma la sindaca Castelletti – che non si misura solo in termini ambientali ma nella capacità di generare nuova vitalità all’intera zona, diventando uno spazio vissuto per lo sport, il tempo libero e la quotidianità. Anche questo progetto dà il senso di una città che non si ferma, che vuole competere e che vuole continuare a innovare».

Parallelamente, la bonifica dell’area ex Caffaro – sito di interesse nazionale nel cuore urbano – ha aperto alla trasformazione di oltre 260 ettari in un grande parco pubblico, con effetti rilevanti sia sul piano ecologico sia su quello urbano.


Il riuso di spazi industriali, l’inserimento di funzioni culturali e la nascita di piattaforme ibride come il distretto dell’innovazione Bind indicano una strategia che supera la semplice trasformazione fisica per costruire nuovi ecosistemi urbani.


«Abbiamo fatto una scelta netta: ridurre il consumo di suolo, a partire dal Pgt avviato nel 2013 e in vigore dal 2016, che resta ancora oggi il riferimento, pur aggiornato da alcune varianti. Oggi è in corso una nuova variante generale, che si inserisce nella traiettoria dell’Agenda Brescia 2050, ma i pilastri restano gli stessi: contenere il consumo di suolo come base per un governo del territorio più sostenibile», afferma l’assessora Tiboni.

Brescia si muove così lungo una traiettoria che guarda oltre la scala locale, cercando un posizionamento europeo fondato su sostenibilità, innovazione e qualità urbana. Alla base di questo percorso c’è l’integrazione di strumenti diversi: dal Pgt al piano del verde e della biodiversità, dall’Agenda Urbana al piano strategico della cultura, fino alle politiche per la casa e ai programmi per i giovani. Non interventi isolati, ma parti di una strategia unitaria che punta a offrire stabilità e leggibilità agli investitori, oltre che coerenza alle trasformazioni urbane. In questa direzione la condizione di secondary city diventa un punto di forza: non una versione ridotta delle grandi metropoli, ma un modello virtuoso basato sulla continuità amministrativa, sull’integrazione delle politiche e su una visione di lungo periodo che tiene insieme crescita, qualità urbana e coesione sociale.

In copertina: S.I.N. Brescia Caffaro © Brescia Caffaro 

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Luigi Rucco
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