Patrimonio pubblico, tre progetti per rigenerare il Sud con la cultura
Dal monastero in Basilicata al museo di Atri, fino al patrimonio archeo-industriale del Salento. Annunciati i tre progetti vincitori della terza edizione del bando “Ecosistemi culturali al Sud Italia”
Un antico complesso monastico che diventerà un hub culturale multifunzionale, un museo archeo-industriale che prova a rimettere in rete la storia produttiva di un territorio e un museo etnografico che punta a diventare un presidio permanente per giovani, scuole e comunità. Sono queste le tre storie dei progetti vincitori della terza edizione del bando “Ecosistemi culturali al Sud Italia”, annunciati nella giornata di ieri, primo settembre 2026.
Lanciato nell’ottobre del 2025, il bando è promosso dalla fondazione Cassa depositi e prestiti, con la partecipazione di Intesa Sanpaolo, e punta a promuovere esperienze in grado di valorizzare il patrimonio artistico, culturale e paesaggistico nei comuni del Mezzogiorno tra i 5mila e i 100mila abitanti.
Quest’anno le porte sono state aperte anche ad Abruzzo e Molise, regioni che fanno parte della Zes Unica.
In Basilicata, il progetto “officine monastiche”, promosso dall’orchestra sinfonica 131 della Basilicata, coinvolge il patrimonio dell’unione dei comuni Val Camastra-Basento, in provincia di Potenza, e individua nella Grancia certosina di San Demetrio il principale spazio di intervento. L’antico complesso monastico sarà trasformato in un hub culturale multifunzionale, attorno al quale costruire un sistema di attività legate alla produzione artistica, alla formazione e alla partecipazione della comunità. Il progetto prevede inoltre il recupero di tradizioni musicali e saperi locali, con l’obiettivo di affiancare alla valorizzazione del patrimonio storico nuove opportunità di attività e di rafforzare il capitale sociale dell’area.
In Abruzzo, nella provincia di Teramo, il progetto “Riabita, rigenerare insieme Atri: beni immateriali per un territorio più attrattivo”, promosso da Formatalenti società cooperativa sociale, interviene invece sul museo etnografico comunale. La struttura sarà riattivata come presidio permanente per giovani, scuole e comunità, attraverso una programmazione che comprende formazione e orientamento, coworking, laboratori intergenerazionali e residenze creative.
L’intervento guarda quindi al museo non soltanto come a uno spazio da recuperare, ma come a un luogo in cui generare relazioni, competenze e partecipazione. Una funzione che assume particolare rilievo nell’attenzione riservata alle nuove generazioni.
“Alla scoperta dell’emporio del Sud”, promosso da 34° fuso Aps, è il terzo e ultimo progetto vincitore che parte invece dalla storia archeo-industriale del Salento. L’iniziativa ha come riferimento il museo archeo-industriale di Terra d’Otranto di Maglie e si sviluppa attraverso una rete che coinvolge anche i Comuni di Cutrofiano, Cursi e Zollino, tutti nella provincia di Lecce. Al centro dell’azione c’è la storia produttiva dell’area, ricostruita attraverso le attività imprenditoriali e artigianali e le produzioni agricole che hanno contribuito a definire l’identità economica e sociale del territorio. La rete tra i diversi Comuni è parte integrante del progetto: il patrimonio viene infatti messo a sistema come risorsa comune, con l’obiettivo di collegare più centri e integrare maggiormente le attività culturali e territoriali. «Siamo felici di poter contribuire, ancora una volta, a raccontare e valorizzare un patrimonio che non è soltanto fatto di luoghi e manufatti, ma soprattutto di saperi e storie da tramandare», commenta 34° fuso alla notizia di essere tra i vincitori.
Le risorse messe a disposizione dal bando ammontano complessivamente a 1 milione di euro e a ognuno dei vincitori andranno tra i 150mila e i 350mila euro, destinati a proposte che si impegnano a valorizzare immobili pubblici di rilevante interesse locale e che prevedano una forma di partenariato tripartito tra l’ente proponente, un altro ente del Terzo settore e l’ente pubblico proprietario dell’immobile da valorizzare.
Il principio è quello di rigenerare il patrimonio locale attraverso un assetto economico sostenibile, garantendo la disponibilità del bene per almeno dieci anni. La durata complessiva dei progetti, invece, deve essere compresa tra i 24 e i 36 mesi.
Con questa terza edizione si procede su un sentiero ben tracciato anche negli anni precedenti: rendere il patrimonio pubblico l’elemento principe per rigenerare e costruire il futuro dei territori.
In copertina: Atri © Matteo Ciommi









